1,6 milioni di auto italiane hanno un airbag che può esplodere in faccia: come verificare se la tua è tra queste

Non è un titolo esagerato. È la realtà che riguarda milioni di automobilisti italiani — e probabilmente anche te. Una campagna di richiamo ufficiale coinvolge circa 4 milioni di veicoli prodotti prima del 2019, di cui ben 1,6 milioni sono ancora in circolazione oggi sulle nostre strade. Il problema riguarda un dispositivo di sicurezza che, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un pericolo mortale: l’airbag Takata, al centro di uno degli scandali più gravi nella storia dell’industria automobilistica mondiale.

Airbag Takata difettosi: perché il gonfiatore può esplodere

Gli airbag incriminati sono prodotti dall’azienda giapponese Takata, colosso del settore che ha dominato il mercato globale dei sistemi di ritenuta per decenni. Il difetto riguarda il gas propellente a base di nitrato di ammonio utilizzato per gonfiare il cuscino d’aria. In condizioni normali il meccanismo è impeccabile: in caso di collisione, una piccola carica pirotecnica gonfia l’airbag in una frazione di secondo, proteggendo conducente e passeggeri. Il problema nasce quando quel propellente si deteriora col tempo. Invece di gonfiarsi in modo controllato, l’inflatore può esplodere con una forza eccessiva, proiettando frammenti metallici all’interno dell’abitacolo come schegge di una granata. Non è un’ipotesi remota: nel mondo si contano già decine di morti e centinaia di feriti gravi direttamente riconducibili a questo difetto.

Chi rischia di più: calore, umidità e auto pre-2019

Non tutti gli automobilisti sono esposti allo stesso livello di pericolo. Il fattore decisivo è il clima. Il calore prolungato e l’umidità elevata accelerano la degradazione chimica del nitrato di ammonio all’interno dell’inflatore, rendendo il dispositivo sempre più instabile col passare degli anni. Chi vive nelle regioni del Sud Italia, nelle isole o in aree soggette a forti escursioni termiche stagionali dovrebbe considerare questa verifica una priorità assoluta. Ma anche chi abita al Nord non è al sicuro: le variazioni di temperatura tra estate e inverno sono più che sufficienti ad accelerare il processo di degrado.

  • Forte escursione termica tra giorno e notte
  • Elevata umidità ambientale per lunghi periodi
  • Temperature alte e prolungate tipiche del clima mediterraneo

Questi tre fattori, combinati con l’anzianità del veicolo, determinano il livello di rischio reale. Un’auto acquistata nuova nel 2015 e parcheggiata all’aperto in una città del Sud è statisticamente molto più a rischio di una dello stesso anno tenuta in garage nel Nord Italia.

Il tuo airbag potrebbe esploderti in faccia: hai già verificato?
Sì ho già controllato
No ma lo faccio ora
La mia auto è post-2019
Non ci avevo mai pensato

Come verificare se la tua auto rientra nel richiamo Takata

La notizia positiva è che la sostituzione dell’airbag difettoso è completamente gratuita. Nessun costo per la manodopera, nessun ricambio a tuo carico. L’intervento viene eseguito direttamente dalle case costruttrici attraverso la rete ufficiale di concessionari e officine autorizzate. Per sapere se il tuo veicolo è coinvolto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha messo a disposizione uno strumento di verifica online accessibile a tutti. Ti basta avere a portata di mano il numero di telaio della tua auto, che trovi sul libretto di circolazione, sul pianale del vano motore o sul montante del parabrezza. Una volta accertato che il veicolo rientra nella campagna, prenota subito l’appuntamento dal tuo concessionario di riferimento.

Un milione e mezzo di auto ancora a rischio sulle strade italiane

Lo scandalo Takata non è una novità a livello globale: ha dominato le cronache per anni nei mercati americano, giapponese e australiano, portando l’azienda al fallimento nel 2017. Eppure, ancora oggi, milioni di vetture potenzialmente pericolose circolano in Europa con proprietari completamente ignari del rischio. Il fatto che in Italia siano ancora 1,6 milioni i veicoli non sottoposti a intervento racconta quanto sia urgente fare informazione su questo tema. Molti automobilisti semplicemente non sanno di rientrare nella campagna di richiamo, o danno per scontato che il problema non li riguardi perché non hanno mai ricevuto comunicazioni dirette dal costruttore. In realtà, le notifiche postali non sempre raggiungono i proprietari, soprattutto in caso di compravendite tra privati. Verificare in autonomia è l’unico modo per essere certi di non guidare ogni giorno con un dispositivo difettoso montato a pochi centimetri dal viso.

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